Rossi-Burgess, i perchè dell'addio

Rossi-Burgess, i perchè dell''addio

La notizia era nell'aria da qualche giorno, secondo qualcuno anche da qualche mese. Yamaha dopo le prime gare della stagione chiese a Rossi se ritenesse giusto continuare così, lui prese tempo e adesso, alla vigilia dell'ultimo gran premio della stagione, ha rivelato la sua decisione: Valentino dice addio a Jeremy Burgess.

La coppia, che ha debuttato nel 2000 in 500, quando Rossi raccolse in eredità il team di australiani che fu di Mick Doohan, si separa dopo 14 stagioni fatte di alti (molti) e bassi (pochi, ma pesanti), e dall'anno prossimo il pesarese avrà un nuovo capo tecnico,

Questione di stimoli, dice Valentino, e di dubbi da verificare.

Di dubbi, esattamente quelli che in molti si sono posti nel vedere Lorenzo dare costantemente paga al suo compagno di squadra, nel vedere Jorge essere sempre soddisfatto della propria M1 mentre Rossi  appariva sempre in affanno nella ricerca di una messa a punto mai perfetta. E qui occorre fare un passo indietro, di 4 anni, alla stagione del primo mondiale vinto da Lorenzo, quando il team di Jorge ha iniziato ad apparire più efficiente di quello di Rossi, che spesso trovava il bandolo della matassa solo la domenica mattina. Qualcuno incominciò a dire che Burgess stesse mostrando i primi segni di usura, dopo quasi trent'anni passati nei box del mondiale. Eppure il capo tecnico di Lorenzo non è un ragazzino, no, perchè trattasi di Ramòn Forcada, altra vecchia volpe del paddock, che al contrario di Jeremy ha raggiunto ora l'apice della carriera. Ma che, al contrario di Jeremy, ha tenuto il passo dello spaventoso sviluppo tecnologico che ha coinvolto la MotoGP negli ultimi anni, fino ad essere considerato uno dei migliori conoscitori nel campo dell'elettronica. Elettronica che, si sa, la fa ormai da padrona su queste moto da almeno sei anni. Ecco il dubbio di Rossi: Burgess è stato il migliore, ha vinto non a caso mondiali con Spencer, Gardner, Doohan e lo stesso Valentino, a livello meccanico ha saputo inventarsi veri e propri colpi di genio che hanno permesso ai suoi piloti di vincere anche quando non sembrava possibile. Ma nell'era in cui il genio, sia del pilota quanto del meccanico, è intrappolato dai sensori dell'elettronica, serviva altro, serviva guardare avanti come ha fatto Forcada. Da qui il dubbio di Rossi, che vuole capire se con un capo tecnico motivato e moderno può ridurre la distanza con il compagno di squadra, o magari azzerarla del tutto. E da qui la dimostrazione che 9 titoli mondiali e 106 vittorie non appagano uno così. Che con questa scelta rischia molto, per tentare tutto. Ancora una volta. 


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Altri commenti

nitrohaga41

dovrebbe cambiare il polso destro del pilota non il capotecnico

Inserito: 08 novembre 2013
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